DI GORDIANO LUPI – Albanese nei panni del regista gioca a fare Ken Loach ma senza esserlo.

Cento domeniche viene recensito bene quasi ovunque, si grida addirittura al capolavoro, mi spiace tenermi fuori dal coro, nonostante mi renda conto che si tratta di un film utile, di una storia ispirata a fatti realmente accaduti e che il dramma vissuto dal protagonista può essere coinvolgente. Ma dobbiamo parlare di cinema e non è sopravvalutando il povero cinema italiano che si fa il bene del cinema italiano.

Il film racconta le vicissitudini di un ex operaio che perde tutto il suo denaro a causa del fallimento della banca, quella che riteneva un confessionale, che in paese tutti vedevano come una struttura solida e di cui era impossibile non fidarsi. Un investimento azionario e un prestito contratto per far sposare la figlia sono gli elementi combinati che conducono un uomo semplice, che vive con la madre, ha un’amante e per passatempo gioca a bocce con gli amici, sulla via dell’autodistruzione.

Cento domeniche vede un ottimo attore capace di passare dal registro comico – farsesco a quello drammatico senza soluzione di continuità, purtroppo diretto da un modesto regista e coadiuvato da un pessimo sceneggiatore (Pietro Guerrera). Il problema è che stiamo parlando della stessa persona. Un grande attore (Sordi docet) spesso non è un grande direttore di attori, né un abile costruttore di trame e di situazioni narrative. In questa pellicola si nota la presenza di un solo attore, il resto del cast – persino Bebo Storti – è da filodrammatica di provincia, da cinema amatoriale.

Tutti – a parte Albanese – recitano impostati, purtroppo si nota, mentre in un simile film la recitazione dovrebbe scomparire a vantaggio del realismo. Ken Loach insegna. La storia è scritta male, sfilacciata, ripetitiva, non tiene la durata per le cose che ha da dire, la sceneggiatura è prevedibile (gran difetto), si sa già cosa accadrà un istante prima che accada, tutto è telefonato, persino il finale. I dialoghi sono la cosa peggiore, certe situazioni persino imbarazzanti (la visita degli amici in casa di Albanese), scolastiche, poco realistiche.

Insomma, Albanese vuol fare Ken Loach senza esserlo, decide di affrontare una storia sociale senza avere lo spessore per farlo, pur se il tema trattato è delicato, è stato bene affrontarlo, ma si doveva fare meglio. Cento domeniche è il solito film italiano, recitato male, ricco di situazioni poco credibili e di dialoghi artefatti. Meglio Qualunquemente e Il gatto in tangenziale (uno o due non fa differenza), almeno volevano solo divertire e in parte ci riuscivano.

Regia: Antonio Albanese. Soggetto e Sceneggiatura: Antonio Albanese, Pietro Guerrera. Fotografia: Roberto Forza. Montaggio: Davide Miele. Musiche: Giovanni Sollima. Produttore: Palomar, Vision. Distributore. Vision Distribution. Genere: Drammatico. Durata: 94’. Interpreti: Antonio Albanese (Antonio Riva), Donatella Bartoli (Egle), Liliana Bottone (Emilia), Sandra Ceccarelli (Margherita), Elio De Capitani (Carlo Bonacina), Maurizio Donadoni (Umberto), Giulia Lazzarini (Sara), Carlo Ponta (medico), Bebo Storti (Maurizio), Marianna Folli (Maddalena), Sandra Toffolatti (Adele).