DI CATERINA LA ROSA – Il nuovo capitolo del fortunato franchise è un prequel che sembra aprire ad una nuova saga.

A distanza di ormai otto anni dall’ultimo capitolo di una delle saghe franchise più amate, scritte da Suzanne Collins, torna al cinema Hunger Games, col prequel sulle origini del villain il tiranno presidente Snow.

Diretto, ancora una volta, da Francis Lawrence, la pellicola vede protagonisti: l’esordiente Tom Blyth, nei panni di Coriolanus Snow, e Rachel Zegler, come Lucy Grey Baird.

Il film parte con la premessa molto interessante di portare alla luce l’origin story del sadico e sanguinario villain Presidente Snow, magistralmente interpretato nella saga originale da Donald Sutherland. In particolare, la storia racconta di un giovane Coriolanus alle prese con il suo ruolo di mentore della ragazza del Distretto 12, Lucy Grey, in occasione della 10° edizione degli Hunger Games (circa sessant’anni prima le vicende della saga originale).

Si compone di tre capitoli (“Il Mentore”, “Il Premio” e “Il Pacificatore”), per un totale di 165 minuti (decisamente troppi!). È godibile e, a tratti anche commovente, fino al momento in cui Lucy viene decretata vincitrice.

Poi, il declino. Il terzo – e ultimo – segmento è quello decisamente più lento, lungo e noioso (ha una durata di quasi un’ora) ma, paradossalmente, è anche il più frettoloso. Eppure, dovrebbe essere il segmento più importante di tutti, perché rappresenta il vero punto di svolta nell’evoluzione psicologica di Snow. È qui che Coriolanus capisce, finalmente, che gli Hunger Games sono l’unico modo per controllare i distretti, considerati un pericolo.

D’altro canto, la co-protagonista Lucy Grey risulta essere un personaggio piatto e, in certi momenti, piuttosto antipatico. Sembra essere solo la liaison amorosa (e canterina) di Snow che, una volta capito che Snow non è del tutto sincero con lei, decide di sparire. Non sapremo più nulla di lei.

In più, è presente una quantità – esagerata – di easter egg relativi alla saga originale; alcuni senza senso o forzati, come l’espressione assunta da Snow quando Lucy afferma di chiamare “katniss”, una particolare radice selvatica. L’omonima protagonista della saga originale (Katniss Everdeen) nascerà nell’anno dei 59esimi Hunger Games e Snow saprà della sua esistenza con i 74esimi.

Tigris è un altro personaggio già conosciuto della saga. Difatti, la sua prima apparizione risale a Mockingjay in cui, stando ai fatti narrati dopo questo film, dovrebbe essere coetanea di Snow e avere 87 anni. Quest’età non è, però, coerente col personaggio mostrato.

Ci sono anche degli aspetti positivi: la scenografia e i costumi sono ben realizzati.

Con Hunger Games: la ballata dell’usignolo e del serpente, non vengono trattati i diabolici retroscena raccontati da Finnick nella saga originale. La storia del veleno o della corruzione, ad esempio, sono soltanto accennate in questo primo capitolo che, nonostante l’opinione comune, non ha convinto. Tutto questo fa però presumere che sia solo il primo di un’altra saga – questa volta prequel – incentrata su un personaggio dalle mille sfaccettature.