di CARMEN MARINACCI – Il cortometraggio di Alessandro Capitani che sconfessa l’idea della bellezza. E’ bello anche ciò che non piace.

Il corto di Alessandro Capitani (I nostri fantasmi, In viaggio con Adele), di cui è anche sceneggiatore insieme a Pina Turco, vincitore del David di Donatello nel 2016, affronta la tragica commedia contemporanea, quella della faticosa rincorsa al mostrarsi, o meglio al “dimostrarsi”.

Una narrazione fatta di parole e di una fotografia mono-spaziale ma non per questo “mono-tona”; c’è flusso narrativo tracima, nonostante gli argini spaziali.

La storia di “Bellissima” è la storia di una ragazza. Tutto il cortometraggio è girato in un unico ambiente e si sviluppa esclusivamente attraverso scambi di parole. Un dialogo fra due sconosciuti, due raffigurazioni prive di volto.

Una parete che divide. Di qua, Diego (Emanuele Vicorito), tipico bulletto pieno di sé, dall’altra parte lei, Veronica, (Giusy Lodi), in lacrime.  

Tutti gli elementi che confezionano la pellicola hanno una portata ambivalente, accuratamente scelti per suscitare quei sentimenti necessari per fondersi nella storia, anzi nel reale.

Partiamo dai dialoghi. Fulcro principale. Il regista si affida al dialetto napoletano per “tradurre” immagini e parole: l’unico linguaggio che riesce ad essere musicale e brutale allo stesso tempo.  

Il dove: un unico spazio. Un bagno di una discoteca. Uno degli ambienti più miseri, privi della ben che minima empatia, dove anche la luce fredda contribuisce a spegnere qualsivoglia temperatura emozionale. Ma anche in un posto così c’è “posto” per la speranza, per il mistero, la tenerezza…c’è “spazio” per incontri, scambi… rivoluzioni personali… 

I personaggi: indossano ruoli di cui poi si svestono, e che tornano a ricoprire.  La sfrontatezza che diventa tenerezza e di nuovo insolenza. La fragilità che diventa resistenza e di nuovo disperazione.

Due anime si connettono, ma sono distanti. Si “sentono” ma non si vedono.

Una stregoneria? Un sortilegio? O è l’anatema che scagliamo contro noi stessi: imprigionandoci nell’opaca ma traslucida “rete sociale”, un’odissea dove la maga Circe compie le sue metamorfosi. Gli amici diventano numeri, i sentimenti si riducono a simboli, le vite si ingabbiano in foto con sorrisi perenni.

La comunicazione ha un nuovo linguaggio. Veloce, essenziale.

Un’unità di misura che non sempre è da denigrare, di certo va al passo con i nostri nuovi ritmi esistenziali, ma anche il più innocuo strumento può diventare un’arma letale.  E lo dimostrano le nuove patologie sociali e personali che si diffondono peggio di un’epidemia: Fear of Missing Out, più semplicemente la paura di essere tagliati fuori, a cui si aggiunge il lato più oscuro dell’essere umano, quando esplode in irragionevoli e ingiustificabili atti di anonima e vigliacca violenza, haters, body shaming…anglicismi che si traducono semplicemente in lame affilate scagliate contro una nuova vittima da sacrificare.   

Quelle pareti del bagno sono perfette per nascondersi, come se si fosse dall’altra parte di uno smartphone. Ma qui il virtuale cede il passo al reale…prima o poi bisogna svelarsi.

Il personaggio che abbiamo confezionato, toglierà l’involucro, ma non sempre si ha l’energia per farlo, sfibrati dai continui acciacchi e cosparsi di lividi.

E solo a questo punto puoi scegliere di entrare in scena da solo, senza qualcuno che suggerisca le battute. Ti svuoti della pesantezza dei tuoi mostri e decidi non più di recitare, ma di essere. Senti il tuo corpo, ed il suo peso.

Nel corto di Capitani il nemico senza volto è riuscito a penetrare, insinuandosi tra le ferite sanguinanti, così da trasformarci nei nuovi carnefici di noi stessi. Per guardarci ed odiarci. 

Con un nuovo-realismo viene riproposto ciò che già in chiave neorealista Luchino Visconti aveva rivelato nel SUO “Bellissima”, dove una bambina diventa bersaglio dei sogni della madre prima, e dello scherno del mondo cinematografico poi. 

Tutto viene estremizzato con e dentro il reale, rendendo forse l’opera ancora più potente ed impattante. Lo spazio, i volti, le angosce e l’assenza di una vera connessione. E’ la giostra quotidiana da cui si sale e scende: si (sor)ride, si piange, si sogna, ci si sveglia. L’incoerenza, che spesso è figlia dell’apparenza, marchia il profilo dei due protagonisti, dove lui stenta un linguaggio forbito e lei schiaccia la sua fisicità con una gentile tenerezza. Ma forse questa volta verrà smascherata.

Il finale decreterà i vincitori e gli sconfitti, nella speranza che possa diventare una storia “bellissima”. 

IL VIDEO

SCHEDA FILM

Regia: Alessandro Capitani. Attori: Giusy Lodi, Emanuele VicoritoGennaro CuomoAntonio OreficeSabrina ZazzaroGiuseppe Landolfo. Soggetto: Pina TurcoAlessandro Capitani. Sceneggiatura: Pina TurcoAlessandro Capitani. Fotografia: Luca Nervegna. Musiche: Riccardo CeresAronChupa Feder Peter Vercampft. Montaggio: Adriano Patruno. Scenografia: Antonio Farina. Costumi: Alessandra GaudiosoRossella Aprea. Suono: Vincenzo Urselli. Durata: 12 minuti