DI GORDIANO LUPI – Un ritorno alle origini per il regista nipponico verso un cinema indipendente, in difesa della natura aggredita da aziende senza scrupoli

Il male non esiste è un lavoro abbastanza diverso da Drive My Car, premiato con l’Oscar come miglior film straniero, opera intensa e profonda sulla metabolizzazione del dolore, pellicola di lunga durata, dai tempi compassati, caratterizzata da una recitazione intensa e da una tecnica sopraffina. Il male non esiste segna il ritorno alle origini di Hamaguchi, verso un cinema spontaneo e indipendente, in difesa di una natura aggredita e violentata da aziende senza scrupoli che vedono nella vita dei campi solo occasioni di crescita commerciale e di sfruttamento indiscriminato.

Il personaggio principale della storia è Takumi, un boscaiolo che vive una vita semplice con la figlia Hana, dopo la morte della moglie, a Mizubiki, un paesino tra i boschi della provincia di Nagano, non distante da Tokio ma con una vita ben diversa rispetto alla grande città. Takumi è un cultore delle piccole cose, raccoglie wasabi selvatico, prende l’acqua alla sorgente (vera ricchezza del luogo), si ciba di alimenti genuini, insegna alla figlia a riconoscere ogni pianta del bosco. Un giorno arrivano da Tokyo due rappresentanti di un’azienda che vorrebbe costruire un glamping (campeggio avventuroso) nel bosco, alterando gli equilibri naturali e soprattutto rischiando di inquinare la falda acquifera.

La bellezza del film sta tutta nella grande tecnica di regia che parte con carrellate al contrario del bosco, prosegue con soggettive intense, macchina a mano ispirata, piani sequenza e camera fissa, persino una panoramica al contrario dal punto di vista della macchina in retromarcia. Insomma, il film è così ben fatto da un punto di vista dei movimenti di macchina che potrebbe essere usato per impartire lezioni di regia agli aspiranti autori. La storia, invece, è molto piccola, ma vuol dire cose importanti, racconta un evento spiacevole per costruire un apologo contro la globalizzazione e contro l’inquinamento ambientale, per difendere il microsistema e per far capire come gli equilibri naturali siano complessi e delicati da conservare.

Il finale – che non racconto perché spiazzante e inaspettato – pare scollegato e di difficile interpretazione, in realtà è consequenziale al racconto del film, rappresenta la rivalsa dell’uomo naturale nei confronti del cittadino che corrompe l’ambiente e altera delicati equilibri. Tutto va letto alla luce della metafora ambientalista, sia la decisione della multinazionale di investire nel glamping per avere i contributi del dopo Covid, sia la reazione degli abitanti del posto contro tale decisione, fino all’ultima azione di Takumi che sfoga la sua rabbia sul colpevole (simbolico) della sciagura che la vita gli ha riservato.

Leone d’Argento e Gran Premio della Giuria a Venezia, un film che va visto al cinema per apprezzare la fotografia e i grandi spazi scenografici naturali di un insolito Giappone.

Regia: Ryūsuke Hamaguchi. Soggetto: Ryūsuke Hamaguchi, Eiko Ishibashi. Sceneggiatura: Ryūsuke Hamaguchi. Fotografia: Yoshio Kitagawa. Montaggio: Ryūsuke Hamaguchi, Azusa Yamazaki. Musiche: Eiko Ishibashi. Scenografia: Masato Nunobe. Produttore: Satoshi Takata. Produttore Esecutivo: Sho Harada, Katsumi Tokuyama. Case di Produzione: NEOPA, Fictive. Distribuzione (Italia): Tucker Film, Teodora Film.  Titolo originale: Aku wa sonzai shinai – 悪は存在しない. Lingua Originale: Giapponese. Paese di Produzione: Giappone, 2023. Durata: 106 minuti. Genere: Drammatico.  Interpreti: Hitoshi Omika (Takumi), Ryō Nishikawa (hana), Ryūji Kosaka (Takahashi), Ayaka Shibutani (Mayuzumi).