DI CATERINA LA ROSA – Un autentico viaggio cinematografico, l’ultima opera del Maestro giapponese dell’animazione affronta i grandi temi del dolore, del lutto e della vita

Il ragazzo e l’airone è l’ultimo lungometraggio animato scritto e diretto dal capofila premio Oscar dello Studio Ghibli, Hayao Miyazaki. Già sull’altare dei maestri dell’animazione più amati e seguiti al mondo, Miyazaki conclude egregiamente i suoi 60 anni di attività con un regalo intimo e autobiografico.

Dopo aver saputo della morte della madre in un terribile incendio, il giovane Mahito deve affrontare il grande dolore del lutto e accettare la sua nuova vita, una nuova casa e una nuova mamma,Natsuko, che altri non è che la sorella minore della madre stessa. Eppure, il ragazzo non riesce a riconoscerla come tale e la tratta con freddezza e distacco.

Tutto cambia quando Natsuko scompare nella foresta e un airone cenerino lo conduce nel Mondo di sotto, un non-luogo onirico all’interno di una misteriosa torre diroccata, dove suo prozio svanì senza lasciare traccia e dove anche la madre da bambina svanì per un anno.

Qui, Mahito vive un’avventura fantastica e rivelatrice: conosce una piratessa, degli esserini tondi e sorridenti chiamati warawara, dei parrocchetti colorati giganti, ritrova Natsuko e, soprattutto, conosce proprio sua madre in versione bambina e suo prozio. Tutti questi personaggi lo aiuteranno nell’accettazione della realtà e nel superamento del lutto.

Il ragazzo e l’airone è un film complesso, maturo e con molte possibilità d’interpretazione date dall’immensa quantità di allegorie e metafore presenti al suo interno.

Si tratta di un vero gioiello dell’animazione – e non solo – che ha tutta l’aria di essere un sogno che invita costantemente lo spettatore a porsi delle domande che vanno ben oltre il film in sé. “Cosa vorrà significare questo? Cosa ci vorrà dire Miyazaki con quello?”. È una continua richiesta di esplorazione del profondo. Infatti, il titolo originale – e sicuramente più azzeccato – deriva dal romanzo di formazione E voi come vivrete? (1937) di Genzaburo Yoshino.

Lo si può benissimo considerare un trattato di psicoanalisi che analizza il lutto, il sogno, le relazioni familiari, il tempo e la consapevolezza di cosa è reale. E lo fa mettendo in scena un racconto fantastico, ambientato durante la Seconda Guerra mondiale e dai tratti un po’ danteschi.

Per apprezzare al massimo questa gemma, è necessaria più di una visione. La dolcezza delle musiche di Joe Hisaishi (storico compositore di Miyazaki), l’estetica e la fotografia degli ambienti, il fascino e l’armonia dei disegni che da sempre contraddistinguono lo Studio Ghibli contribuiscono nella creazione del connubio magia-reale. Insomma, tutto un universo che il maestro ci ha voluto donare, racchiuso in quello che può essere definito il coronamento di una carriera. Miyazaki chiude con un elogio all’immaginazione e alla fantasia, ricordandoci però che là fuori c’è un mondo che va avanti e che merita di essere vissuto… E voi come vivrete?

Regia: Hayao Miyazaki. Sceneggiatura: Hayao Miyazaki. Fotografia: Atsushi Okui. Montaggio: Rie Matsubara, Takeshi Seyama, Akane Shiraishi. Musiche: Joe Hisaishi. Attori: Soma Santoki, Masaki Suda, Takuya Kimura, Aimyon, Kou Shibasaki, Yoshino Kimura, Shohei Hino, Jun Kunimura. Paese: Giappone, 2023. Durata: 125 min. Distribuzione: Lucky Red. Produzione: Hakuhodo DY Media Partners, Nippon Television Network, Studio Ghibli, Toho Company.