DI GISELLA CALABRESE – Un documentario spot, targato Netflix, che ha fin da subito suscitato interesse

Quando Netflix ha pubblicizzato a novembre l’uscita del documentario UNICA, disponibile sulla piattaforma pochissimi giorni dopo il lancio, c’è stata sorpresa e incredulità perché nessuno ne sapeva niente. Girato praticamente di nascosto, come un file top-secret, è stato un colpo molto ben riuscito che ha generato subito un’immediata curiosità. Non è un caso che UNICA abbia avuto quasi 2 milioni di visualizzazioni in soli tre giorni. Obiettivo raggiunto, record superato. Viene però da chiedersi “come mai tanto interesse?”

Per capirlo bisogna fare una breve disamina sul prodotto in sé. Il documentario è un dialogo tra Ilary e la telecamera, ovvero un monologo con sé stessa, alternato con gli interventi delle due sorelle, della mamma, della cugina (sposata a sua volta con il cugino di Totti – per la serie famo tutto in famiglia), delle amiche. Insomma, è una versione unilaterale tutta al femminile, se si esclude l’investigatore privato e il giornalista romano Michele Masneri, che però hanno un ruolo molto marginale nel racconto.

Il plot

La storia è fin troppo nota: a luglio 2022 il calciatore Francesco Totti e la moglie presentatrice Ilary Blasi si separano dopo 20 anni di matrimonio felice (o almeno così sembrava dall’esterno) per un tradimento. Lui viene scoperto a frequentare la divorziata Noemi Bocchi, madre di due figli, ma pare che pure Ilary avesse avuto una liason con qualcuno, anche se lei dichiara di averci preso solo un caffè. Ed è da questo fantomatico caffè con un uomo misterioso conosciuto su un social network che parte la narrazione.

Cinematograficamente parlando è una storia trita e ritrita, non avrebbe appeal, nessun produttore accetterebbe questo copione, e invece l’asticella si impenna perché i due sono personaggi noti – a Roma sono praticamente più famosi del Colosseo – e il pubblico, si sa, ama farsi gli affari altrui, specialmente di quelli che vede ogni giorno sui giornali, nei programmi televisivi, persino al mare a Sabaudia. C’è un dettaglio che però a molti è sfuggito: non sappiamo nulla del misterioso uomo con cui Ilary ha preso un caffè a casa sua a Milano, non sappiamo come l’abbia davvero conosciuto, perché l’incontro l’abbia organizzato la sua amica del cuore nonché parrucchiera di fiducia Alessia. Ci fanno vedere le schermate di Whatsapp, gli audio della chat tra le due donne, ma null’altro. Tuttavia, la sceneggiatura è ben scritta ed è in grado di scivolare velocemente su questi punti poco chiari, per portarci nell’universo Ilary e nel suo dolore di donna tradita. 

La protagonista

Quello che convince del documentario infatti è lei, Ilary, bellissima nel suo outfit finalmente sobrio (non come quelle orrende pezze che le fanno mettere a Canale 5), pantaloni neri larghi, camicia di seta bianca, tacco 12, capelli sciolti e nessun gioiello. Fine, elegante e spontanea, anche nella postura comoda in poltrona. Mentre racconta e si racconta, per la prima volta la conduttrice getta la maschera di donna algida e anaffettiva e mostra quella fragilità femminile che le era mancata finora. È serena mentre ripensa al suo matrimonio da favola alla Basilica di Santa Maria in Ara Coeli, al suo amore nato pian piano, al corteggiamento serrato di Totti che praticamente la tampina finché lei non capitola, ai loro tre biondissimi figli. Ma piange anche in diversi momenti, soprattutto quando ripensa al primo confronto col marito, quando tutti sapevano della sua relazione con la Bocchi tranne lei, che era tenuta all’oscuro anche da personaggi dello showbiz che conosce molto bene, avendoci lavorato per anni.

Il momento della verità

Quando chiede al marito, come tutte le donne che sentono puzza di tradimento, “C’è qualcosa che devi dirmi? È vero”? Lui la guarda negli occhi e le giura di no. Lei ci pensa un attimo, poi decide di credergli. Penso che sia quello il momento esatto in cui milioni di donne si sono immedesimate in lei, anche senza avere il suo conto in banca milionario e una villa all’Eur stile Hollywood grande come tutta Manziana. La “normalità” di essere tradita come chiunque altro, nonostante abbia bellezza, ricchezza, salute e una famiglia che la adora.

La produzione

Una storia di corna, quindi, ma confezionata come se fosse un documentario in stile crime, dove l’unica vittima è un matrimonio. Tutto è stato confezionato in maniera accurata e fedele. La ricostruzione dei momenti salienti, l’appostamento di Hilary con la cugina per seguire il marito, l’ingaggio di un investigatore privato che accetta di palesarsi pubblicamente nel documentario nonostante si sia fatto beccare da Totti (fa già ridere così), le riprese della sua casa immensa, di quella della mamma, le parole di amore e delusione delle altre donne della sua famiglia. In alcuni momenti è fin troppo fedele, mostrando anche quell’essere un po’ kitsch tra le mura di casa, ma è un documentario, va mostrato tutto per quello che è. O no?

I momenti peggiori

In realtà, all’inizio di questo divorzio pubblico, sembrava che entrambi volessero mantenere un profilo basso, soprattutto per amore dei figli. Ricordo che pensai “Beh dai, una volta tanto, qualcuno che mantiene garbo e decoro per una rottura” e invece mai impressione fu già sbagliata. Su giornali, tg e programmi tv non si parlava d’altro che dell’altra donna, di Totti che aveva “rapito” le borse e le scarpe firmate di Ilary, di lei che gli aveva sottratto tutti i Rolex (che poi, se andiamo a ben vedere, gli oggetti di Ilary erano molto più costosi di quelli di lui), lei che, impagabile, si fa un reel davanti alla gioielleria Rolex (manco nel Brooks sarebbe arrivato a tanto).

Ogni minimo dettaglio della loro vita privata è stato raccontato e così avviene anche nel documentario, ovviamente dalla prospettiva di Ilary, che a un certo punto, come se si confidasse con un’amica,  afferma persino che lei e il marito facevano sesso una volta a settimana, quasi come a chiedersi “cosa gli mancava, per andare con un’altra”? Altra domanda che tutti i cornuti si ripetono.

True Tv

Ci sono anche le riprese originali fatte col cellulare di quando lei chiama un fabbro, approfittando dell’assenza del marito, colta dal sospetto che i suoi preziosi oggetti fossero in un locale caldaia chiuso a chiave e persino quando lei stessa sale su una scala e sposta i pannelli di un solaio, dove finalmente ritrova tutto il prezioso bottino “rubato” dal marito. Un po’ Ispettore Gadget, un po’ Sherlock Holmes, la Blasi si riappropria di tutto ciò che le appartiene, compresi alcuni Rolex suoi (ha tenuto a precisare) e altri gioielli non meglio specificati. Ma soprattutto, con questo documentario, si riappropria di qualcosa di ben più prezioso: la sua dignità lesa e la sua autoaffermazione. Ricordate Shakira che canta “Las mujeres ya non lloran, las mujeres facturan”? Ecco, le donne ferite (e tradite) non piangono, ma rispondono a tono, aumentano il conto in banca col proprio lavoro, escono dall’ombra del marito, se mai ci fossero state. Da Roma alla Colombia, tutto il mondo è paese.

Il punto di vista

Ironica in molti passaggi, commossa in altri, ferita in due momenti salienti del video-racconto, Ilary racconta finalmente la sua verità – come lei stessa afferma – e senza nessun contraddittorio, ma ai fini del documentario poco interessa ormai, perché l’intenzione palese è quella di dar spazio alla voce femminile, di mettere al centro la donna. Quella che proprio quando il marito si ritrova senza lavoro (ma solo da calciatore), risplende di luce propria inanellando un contratto d’oro dopo l’altro come conduttrice televisiva e testimonial. Anche qui, paradossalmente, un cliché vecchio come il telefono a gettoni: mentre lui cadeva giù, con le scarpette da calcio appese al chiodo, depresso e avvilito, lei saliva sempre di più con Le iene, Grande Fratello Vip, L’Isola dei famosi e pubblicità varie.

L’epilogo

Insomma, la storia d’amore che aveva fatto sognare Roma – che sarà pure la capitale, ma in questo caso sembra un paesotto di provincia, dove tutti sapevano delle scappatelle di Totti, pure il tassista, mentre lei si illudeva di essere l’unica, appunto – è finita a stracci volati dalla finestra. Ilary però rivendica il suo essere donna, moglie innamorata e fedele (almeno fino a questo misterioso caffè), madre presente e professionista nel lavoro. Perché quando manda una zeppatina ai giornali rievocando i titoloni in cui lei veniva definita sempre e solo come l’ex letterina (mentre lui era sempre il capitano) diciamoci la verità, tutte noi ci siamo sentite un po’ dalla sua parte, in quella rivendicazione di sé e dei successi raggiunti che a molti uomini non vanno proprio giù. E soprattutto la determinazione di non cedere al ricatto tutto maschilista del marito che le chiede di non vedere più l’amica del cuore e di smettere di lavorare. Un’immagine del calciatore che ha lasciato abbastanza stupefatti, come un ragazzino qualsiasi che per gelosia chiede alla ragazzetta di non andare in discoteca con le amiche. Patetico.

Probabilmente il parlare “di pancia” e rivolgersi allo spettatore con naturale spontaneità e con un linguaggio diretto, seppur in una cornice ben confezionata, è stata l’arma vincente. Insieme alla morbosa curiosità di scoprire dei dettagli inediti o lievemente sordidi che tanto piacciono a quella fetta di  pubblico che determina l’audience nella tv generalista. Ma molti di più l’hanno guardato, non solo quelli che seguono i programmi della De Filippi, per intenderci.

Molti si sono chiesti “era davvero necessario un documentario che parlasse di un matrimonio finito per delle corna”? Forse no, ma l’intrattenimento non è mai dato dalla necessità. Se è vero che “una smentita è una notizia data due volte” (come cita anche Ilary), il dramedy su questo divorzio ricalca il segno rosso sulle pagine di gossip con un’intensità più rimarchevole e un sapore più amaro per chi riceve il colpo, ma decisamente più dolce per chi si prende la sua rivincita. D’altronde si sa, la vendetta è un piatto che va servito freddo. Buon appetito, capitano.