DI GORDIANO LUPI – Con questo film, che sarebbe piaciuto a Zavattini, il regista tedesco dimostra non solo di non aver smarrito la classe dei giorni migliori ma forse regala al suo pubblico il film più riuscito di una lunga carriera

Perfect Days è un film che sarebbe piaciuto a Cesare Zavattini, perché racconta l’esistenza del personaggio principale pedinando neorealisticamente il ripetersi di un quotidiano scandito da una routine perfetta. Hirayama (Yakusho) conduce con cura meticolosa ogni attività della giornata, lavora come addetto alle pulizie dei bagni pubblici di Tokyo, è dedito a buone lettore in edizioni economiche, grande appassionato di musica rock anni ottanta incisa su nastro, innamorato delle sue piante e della fotografia su pellicola. Hirayama assapora i piccoli piaceri della vita che si è scelto, lontano da tutto, (ognuno deve scegliersi il suo mondo, dice alla nipotina in fuga dalla famiglia) in un quotidiano fatto di piccole cose, dai pasti consumati in un ristorante serviti da una romantica cuoca cantante, alle colazioni in un grande giardino di Tokyo, tra i suoi amici alberi. Lo spettatore pedinando insieme al regista la vita del protagonista  – che pare sempre uguale ma non lo è mai del tutto – scopre poco a poco il suo passato e intuisce la scelta di abbandonare la famiglia per fare una vita diversa.

Un film di Wim Wenders per la tecnica di regia compiuta, tra soggettive e piani sequenza, la stupenda fotografia della capitale, le dissolvenze che sfumano i sogni, per la grande cura formale che caratterizza un’opera poetica del tutto riuscita. Un film anche di Takuma Takasaki, sceneggiatore e produttore, che conferisce spessore letterario e filosofia orientale a un lavoro intriso di nostalgia e di senso del tempo che passa. Stupendo l’andamento circolare, proustiano, con il finale che riporta alle immagini iniziali sulle note di Perfect Day di Lou Reed, musicista che accompagna quasi tutta l’opera insieme ad altri pezzi storici di musica rock nordamericana.

Dire che non ci sia trama in questo film sarebbe sbagliato, meglio sostenere che la trama è la vita che scorre e l’immedesimazione dell’attore con il ruolo è tale che a tratti sembra di assistere a un documentario. Il regista ci fornisce poche notizie sul personaggio, solo quel che serve per raccontare una scelta di vita, lascia che sia lo spettatore a decidere perché Hirayama – di sicuro di famiglia benestante – abbia scelto di fare il pulitore di bagni e di abitare in un quartiere marginale di Tokyo. Film girato in un insolito (e vintage) formato quadrato, il vecchio 4:3, macchina a mano onnipresente per 17 giorni di riprese (16 con il protagonista); montaggio consequenziale accompagnato da evanescenti dissolvenze oniriche. Bellissima la parte notturna scritta come un sogno, quello che i giapponesi descrivono come il gioco del sole attraverso le foglie, il komorebi.

Presentato al Festival di Cannes, viene premiata la magistrale interpretazione di Kōji Yakusho che per gran parte della pellicola non ha bisogno di parole per recitare, conferendo drammaticità al personaggio solo con sorrisi, lacrime agli occhi, semplici smorfie del volto. Wenders da sei anni non girava un film ma con Perfect Days dimostra non solo di non aver smarrito la classe dei giorni migliori ma forse regala al suo pubblico il film più riuscito di una lunga carriera.  Se amate il cinema vero non dovete perderlo.

Regia: Wim Wenders. Soggetto e Sceneggiatura: Wim Wenders, Takuma Takasaki. Fotografia: Franz Lustig. Montaggio: Toni Froschhammer. Effetti Speciali: Kalle Max Hofmann. Scenografia: Tawako Kuwajima. Costumi: Daisuke Iga. Trucco: Katsuhiko Yumi. Produttori: Wim Wenders, Takuma Takasaki, Koji Yanai. Produttore Esecutivo: Koji Yakusho. Casa di Produzione: Master Mind. Distribuzione (Italia): Lucky Red. Paesi di Produzione: Germania, Giappone, 2023. Durata: 123’. Formato: 4:3. Lingua Originale: Giapponese. Genere: Drammatico. Int5erpreti: Kōji Yakusho (Hirayama), Tokio Emoto (Takashi), Arisa Nakano (Niko), Aoi Yamada (Aya), Yumi Asō (Keiko), Sayuri Ishikawa (Mama), Tomokazu Miura (Tomoyama), Min Tanaka (senzatetto)