DI CATERINA LA ROSA – Il regista greco torna con un film che sfoggia grande sapienza tecnica e rappresenta una vera esperienza visionaria

Yorgos Lanthimos torna al cinema col film rivelazione Povere creature!, pellicola ispirata all’omonimo romanzo scritto da Alasdair Gray nel 1992 e candidata a ben 11 premi Oscar.

Bella Baxter, interpretata da un’ammaliante Emma Stone, è una giovane donna morta suicida e riportata in vita da uno scienziato pazzo, Godwin (Willem Dafoe), chiamato anche – e non a caso – “God” da Bella stessa. Per resuscitarla, Godwin espianta il cervello del bambino che Bella portava in grembo e lo sostituisce al suo, trasformandola così in un esperimento scientifico la cui età cerebrale e il cui corpo non sono sincronizzati.

Bella ricomincia così a vivere partendo da zero. Impara nuovamente a camminare e parlare, ma soprattutto reimpara a scoprire il mondo e sé stessa, dando vita a tutta una serie di equivoci e situazioni paradossali e comiche.

Per fare ciò, Bella fugge da Godwin e intraprende un viaggio insieme a Duncan Wedderburn (Mark Ruffalo), avvocato mascalzone e manipolatore che Bella userà solo per il proprio piacere sessuale, ma che abbandonerà una volta raggiunta la piena consapevolezza di sé e, soprattutto, del suo corpo.

Ciò che traina il film è la sessualità, intesa da Bella come modo di darsi “piacere per ottenere la felicità”, quella felicità così primordiale e selvaggia, eppure così poetica e vitale. Lanthimos ci mostra quanto il sesso sia Vita, quanto questo illumini e – letteralmente – colori la nostra esistenza. Infatti, nel momento in cui Bella comprende quanto sia appagante il darsi piacere e quanto questo sia la cosa migliore che potesse sperimentare, il film da bianco e nero diventa a colori. Da quell’istante, tutto ciò che riguarda la sfera sessuale diventa uno stimolo per la sua evoluzione.

Bella Baxter è una donna totalmente libera, arguta e curiosa. Agisce e parla senza avere nessun freno inibitore, senza costrutti sociali di nessun tipo. Tutto ciò che desidera è “evolversi, migliorare, crescere” e, per fare ciò, deve sperimentare e conoscere il male così da poter comprendere veramente il mondo.

Povere creature! è un film di grande tecnica e, visivamente, con un’estetica visionaria: scenografie, trucchi, costumi, luci e musiche sono appaganti e perfettamente coerenti, in un’Europa di circa fine ‘800 e dai toni steampunk. La fanno da padrone i colori sgargianti e saturati, come il giallo-oro di Alessandria o le assurde bande rosa, viola e azzurro (simili a un’aurora boreale), nel cielo africano.

L’alternanza di grandangoli ed effetti fisheye distorce il mondo creato da Lanthimos, facendolo sembra ancora più vasto o, al contrario, lo restringe creando un effetto claustrofobico.

Ogni dettaglio di questo film è sapientemente costruito e si rifà al modo in cui Bella vede e sperimenta il mondo, dando volutamente un’impressione non-realistica di quello che stiamo vedendo. Paradossalmente, però, Povere creature! è un inno alla vita, al pensare con la propria testa, all’indipendenza e alla verità. Raramente si vedono film così ben confezionati. Merita.