DI GORDIANO LUPI – Un documentario che raccoglie dieci anni di appunti sul regista livornese

Un film persecutorio scritto, sceneggiato e diretto dal nostalgico Acerbo, l’irritabile Petti e il logorroico Accardo, come loro stessi si definiscono. Un film ganzissimo, davvero livornese, non il solito documentario didascalico con gli intervistati in fila e i pezzi di repertorio. No davvero. Che poi ha un senso pure quello, ma in altri casi, se si parla di un autore storico, defunto da un po’ di tempo, quando si voglia riassumere una carriera. In questo caso va molto meglio il registro scanzonato, nelle corde del cinema di Virzì, la storia ironica e autoironica – condita di metacinema – di tre appassionati che rincorrono il regista sui set di tutti i suoi film per filmare materiale utile al loro progetto.

Ora basta, so’ dieci anni, e lasciatelo in pace! Grida Favino mentre porta a spasso il cane. Io non lo so ma mi sta’ a fa domande su Virzì al ritmo di 15 al mese ora non se ne può più! Aggiunge Mastandrea. La livornesità che ci lega, che poi non l’ho mica capito cosa sia questa livornesità! Dice Rondelli. Sono solo tre esempi per far capire il tono della scrittura di un documentario, realizzato da tre autori che non si prendono sul serio (di solito così vengono fuori le cose migliori) mentre compongono un ritratto veritiero e divertente del loro regista prediletto. Trait d’union serioso – pure lui molto ironico – un insolito Gianni Canova che presenta e commenta le mosse del terzetto di sconsiderati mentre tampinano il regista preferito. Virzì sta al gioco, non si prende sul serio, anzi ironizza sul documentario in vita, sul fatto che potrebbero attendere la sua morte e farselo editare da Sky, festeggiando tutti insieme.

Quel maledetto film su Virzì raccoglie dieci anni di appunti su pellicola, fino al set di Siccità, con note critiche che sembrano saccenti, ma sono solo sarcastiche, cose tipo Virzì che in Ferie d’agosto miscela Cechov con i Vanzina, buttate là mentre si passeggia tra la Terrazza Mascagni e i luoghi di Ovosodo, con sottofondo di musica rock. La troupe parla del documentario, descrive i fallimenti e le ripetute negazioni, mentre ascoltiamo Giorgio Algranti e la storia dei conflitti giovanili con il padre carabiniere che rappresentava l’autorità. Viene fuori il Virzì deciso e coerente con se stesso che vuol fare solo quel che gli piace, dal teatro amatoriale al primo cinema (Paso Doble). Se ci sono ancora copie in giro, credo che Virzì le brucerebbe con le sue stesse mani, commenta Francesco Bruni, perché questo Grande freddo alla livornese non lo rappresenta per niente. Non mancano accenni alle donne di Virzì, che siano le mogli (Crociani e Ramazzotti, con la separazione attuale) o le fidanzate, pure la madre e la figlia, senza dimenticare la fama di seduttore, perché il regista livornese è uno che ama le donne. Bobo Rondelli interpreta il suo personaggio sul set de La pazza gioia, quando tira fuori il pene (finto) e minaccia la troupe d’assalto: “Siamo a Roma e venite a rompe’ le palle sulla livornesità!”. Non può mancare Ovosodo, il film che gli dà il successo e che lo rende noto a tutti, specie a Livorno, perché celebra Livorno. Dice Bruni: “A Livorno frega poco di quel che accade fuori, quel che importa è Livorno e questo film non può non essere amato in questa città”.

Ascoltiamo Giuliano Montaldo, sentiamo l’opinione (condivisibile) di Accardo sulla rinascita della commedia all’italiana, sull’eredità di Age e Scarpelli (in primo piano la tesi che l’autore ha discusso sui due cineasti), riflettiamo sulle conclusioni del grande scrittore Raffaele La Capria. Paola Tiziana Cruciani descrive Virzì come un uomo aperto e intelligente, colto e divertente, uno che quando entra in un luogo lo riempie di se stesso, lo pervade della sua personalità, mentre ti fa capire che la vita può essere leggera anche se affrontiamo argomenti importanti. Alla fine il documentario è un’opera ironica sul fallimento, sull’impossibilità di fare un film che da dieci anni gli autori tentano di finire ma non ci riescono. Tra una battuta e l’altra vengono fuori il bozzettismo di Virzì, la politica, il vampirismo nei confronti degli attori, i personaggi femminili molto curati, mentre sale l’indice di riluttanza virziana a livello 5, visto il tempo trascorso sul solito tema.

Acerbo ricorda La bella vita, il primo film di Virzì, che per noi piombinesi è il più bello, forse perché siamo un po’ come i livornesi, c’interessa solo quel che accade tra piazza Bovio e il Cotone. Pezzo d’epoca struggente e malinconico è il momento in cui Sabrina Ferilli prende la nave per l’Elba e saluta Bigagli; Acerbo (venticinquenne comparsa) è il marinaio che le strappa il biglietto, mentre l’accompagna sul traghetto. Nel finale gli autori portano Virzì sui luoghi dell’infanzia, i meno amati, quella Torino in cui lui e la madre non si trovavano bene, un po’ per il clima, un po’ per il carattere delle persone, così diverse dai livornesi. Ma perché mi avete portato qui? Dice il regista. Io non ci volevo venire. Tutto finisce sul set di Siccità, con un caustico Canova che conclude: Adesso sono diventati personaggi virziani, la vita a un certo punto collassa nella finzione. Virzì fugge in bicicletta, mentre Favino lo difende dagli autori che promettono di tornare tra dieci anni con Quel maledetto film su Favino! Presentato al Festival del Cinema di Roma 2023, visibile su Sky. Merita davvero, se amate Virzì. C’è tutta la sua comicità.

Regia: Stefano Petti. Soggetto e Sceneggiatura: Alessio Accardo, Gabriele Acerbo, Enrico Pacciani, Stefano Petti. Produttore: Enrico Pacciani. Fotografia e Montaggio: Eugenio Persico. Suono in presa diretta: Salvatore Tagliavia. Scenografia: Ilaria Nomato. Costumi: Corin Alborghetti. Produzione: Sky Italia, Toscana Film Commission. Casa di Produzione: Alkermes srl, in collaborazione con Sky documentaries e Toscana Film Commission. Musiche: Bandakadabra, Snaporaz, Carlo Virzì. Hanno partecipato (più o meno volontariamente): Alessio Accardo, Gabriele Acerbo, Stefano Petti, Gainni Canova, Paolo Virzì, Micaela Ramazzotti, Giorgio Algranti, Francesco Bruni, Emanuele Barresi, Bobo Rondelli, Toto Barbato, Valerio Mastandrea, Carlo Virzì, Oreste Sacchelli, Antoine Compagnone, Francesca Archibugi, Sergio Cantarelli, Giuliano Montaldo, Alberto Forti, Raffaele La Capria,Paola Tiziana Cruciani, Ottavia Virzì, Betta Boni, Corrado Fortuna, Massimo Ghini, Matilde Gioli, Claudio Bigagli, Dario Ceruti, Francesco Piccolo, Pedro Armocida, Carlo Righetti, Nicola Palumbo, Mario Sesti, Paola Casella, Francesco Alò, Enrico Magrelli, Bandakadabra, Franca Antongiovanni in Virzì, Ester Ligori, Pierfrancesco Favino.